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Come e perché è nata la guerra tra il Comites e Gente d'Italia?

Ricevuta una precisa segnalazione, ho letto le pagine 10 e 11 dell’edizione 10 Agosto del sito di Gente d’Italia (il giornale non è stato reperibile) e ritengo opportuno dover fare alcune precisazioni.

Prima di tutto la guerra è solamente nel comportamento, che rasenta la paranoia, dell’editore di Gente d’Italia, il quale continua da anni la sua persecuzione diffamatoria, utilizzando il proprio sito, inviando specifiche e-mail, chiamando personaggi politici, inviando articoli alle agenzie e stampando a volte alcuni esemplari del giornale con notizie false e diffamatorie, facendoli distribuire in particolari eventi degli italiani all’estero.

I fatti raccontati dall’editore, degno del premio Oscar per la disinformazione, non corrispondono alla verità; chi li conosce ci ride sopra e chi non li conosce si meraviglia che Gente d’Italia possa millantare tanto potere.

Per fargliela smettere, abbiamo dovuto querelare l’editore per diffamazione, lui ha chiesto di archiviare il caso, il giudice non lo ha concesso e presto si andrà a sentenza; quindi è inutile e poco corretto continuare da tre anni a raccontare dei fatti, non documentati, molto romanzati e che verranno sicuramente appurati in tribunale.

Viceversa colgo l’occasione per ricordare a tutti che i Membri dell’attuale Comites svolgono un’attività volontaria, non solo non pagata, ma addirittura costosa, anche di tempo e che, malgrado tutte le pressioni esercitate dal clan legato a Gente d’Italia, Silvana Mangione compresa, continueranno a servire gli italiani all’estero fino alla fine del loro mandato, per serietà professionale e coerenza con l’impegno preso a suo tempo con i propri elettori.

Riguardo ai pareri sul finanziamento a Gente d’Italia, obbligatori perché lo richiede la legge, ma non vincolanti per il Ministero, occorre ricordare che sono sempre stati deliberati all’unanimità, con la massima indipendenza e con la più assoluta onestà.

Se l’editore di Gente d’Italia vuole un parere favorevole, non deve fare altro che stampare periodicamente il proprio giornale e mandarne un copia al Comites, come fanno gli altri editori, che hanno ottenuto il parere favorevole.

In alternativa, visto che la sede a Miami di Gente d’Italia si limita ad un recapito postale, l’editore potrebbe spostare la propria sede in un’altra località dove il giornale viene stampato e distribuito oppure dove c’è un Comites che si fa condizionare. 

In conclusione, il Comites di Miami non fa la guerra a nessuno, ma cerca di ottemperare alle leggi in vigore, senza eccezioni e senza farsi intimidire, nel più assoluto interesse dello Stato italiano e degli italiani residenti nella circoscrizione.

Dott. Cesare Sassi
Presidente Comites Miami