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Inviato da gented'italia il 14 maggio 2007 alle 07:01:09:

La forza tranquilla di Sarkozy

di Andrea Ronchi*

Nikolas Sarkozy a buon ragione può far suo uno slogan che negli anni ottanta , ma riferito alla sinistra, assicurò il successo di Francois Mitterrand: una "forza tranquilla". Ed in Mitterrand più che in Chirac, per taluni versi, il nuovo presidente francese trova ragioni di collegamento – scrive Andrea Ronchi, portavoce di An, sulle colonne di Gente d’Italia, il quotidiano delle Americhe diretto da Mimmo Porpiglia -
Una "forza tranquilla" esibita in un confronto televisivo che, a conclusione di una campagna elettorale mediatica, ha messo in luce la sicurezza, senza spocchia,del leader neogollista, e l'incertezza, ai limiti della nevrosi, della candidata socialista. Certo dotata di grande "charme", ma di idee confuse ed approssimative. Una visione della "gauche" nella quale si ritrovano i vecchi ingredienti, dallo statalismo all'assistenzialismo, presentata come sostenuta da una spinta innovatrice che non c'era. Il voto massiccio dei francesi a Sarkozy, rivela innanzi tutto che l'elettorato d'oltralpe ha capito che la modernità, le innovazioni, la "rupture", intesa come rinnovamento piuttosto che lacerazione, stanno a destra e non a sinistra. Dopo Mitterrand, socialisti, comunisti , sempre più condannati all'archeologia politica, e la galassia “gauchiste”,non sono stati capaci di esprimere uomini e programmi capaci di interpretare i mutamenti in atto nella società francese e più generalmente in quella europea.
Sarkozy ha spiazzato la sinistra con il suo movimentismo. Contrariamente a Chirac, che si portava dietro una specie di complesso in proposito, Sarkozy ha rivendicato l'orgoglio di essere di destra. Ma dando a questa rivendicazione, politica, culturale e storica,un valore di modernità. Quindi, nessun timore a muoversi, a riconsiderare criticamente talune scelte del passato. Immaginare l'avvenire. Conservare sì, i valori permanenti di una Nazione, in questo caso la Francia. Con una "grandeur" forse più umile e meno pretenziosa di quella di Chirac. Ma non meno orgogliosa.
Nessuna chiusura negli schemi del passato, ma proiezione verso il futuro. Le istituzioni reggono, ed hanno superato bene la prova del bipolarismo, però vanno aggiornate ad un mondo in piena mutazione. La burocrazia, spina dorsale della Francia, resta centrale, ma deve essere meno pletorica, più funzionale e capace di marciare al passo dei tempi. Stato sociale sì. Attenzione ai bisogni dei deboli, dei poveri e dei malati, ma bisogna finirla con un assistenzialismo che si coniuga con il parassitismo. Lo stato deve intervenire nel sociale. Con giustizia ed attenzione.
Le società moderne prosperano sulla meritocrazia.Il fallimento del marxismo\leninismo si deve, anche, a questa incomprensione della rivoluzione,economica, industriale e culturale maturata alla fine del secolo scorso. La meritocrazia può essere affermata, evidentemente creando le opportunità per tutti di poterla perseguire. Una società, quindi, aperta, competitiva . Non chiusa in privilegi o classi. Del resto la sua storia personale di figlio di un emigrato ungherese, è la testimonianza di una grande opportunità. Oltre l'immaginabile.
Il movimentismo di Sarkozy è ,partendo dalla fede nei valori permanenti, la ricerca di quel che è giusto e necessario in una visione moderna. La sua destra non ha così timore a guardare a sinistra in quel che sopravvive, dopo l'epocale sconfitta del comunismo, di condivisibile. Una destra sicura, convinta ,solida che non ha timore a misurarsi con le "altre" idee. Rifiutando l'esclusivismo. Da qui il suo sottolineato richiamo al rispetto dei diritti umani e politici nel mondo.
Il nuovo presidente francese non ha esitazioni a prendere posizioni chiare, dure contro un certo pensiero unico ed un intellettualismo di sinistra, i cui mali noi italiani ben conosciamo. Il maggio del 1968, una specie di Moloch della storia e della cultura di sinistra ,secondo il nuovo ospite dell'Eliseo, è una delle ragioni, e non secondaria, dei molti mali che affliggono la Francia. Con un'esportazione negativa oltre le sue frontiere. Un tabù da demolire, per lasciare spazio a valori più credibili, talvolta antichi,ma che hanno superato la sfida del tempo, ed a prospettive nuove.
Nelle ultime ore della campagna elettorale, Segolen Royal ha commesso un errore supplementare: ha cercato di demonizzare il suo avversario indicandolo come un personaggio pericoloso la cui vittoria avrebbe determinato una grande destabilizzazione della Francia. Il riferimento era alla condotta di Sarkozy ministro degli interni durante la rivolta delle "balnieu". Sarkozy ha definito i teppisti, entrati in azione anche dopo l'annuncio della sua vittoria, con il loro nome: "canaglie". Niente giri di parola, richiami sociologici, giustificazioni d'accatto. Ed a questa chiara denuncia si è aggiunta una riaffermazione del modello d'integrazione francese.
Sarkozy, che è l'esempio riuscito di questa scelta di civiltà, ne rivendica la bontà e la giustezza. Nessuna chiusura aprioristica all'emigrazione, che va controllata e razionalizzata. Del resto la Francia, con i suoi Territori e Dipartimenti d'Oltremare, i "Confettis de l'Empire", nei Carabi, in Sud e Nord America, nell'Africa insulare ed in Oceania come potrebbe chiudere le frontiere ai suoi stessi cittadini ? C'è, anche, il rovescio della colonizzazione, l'afflusso in Francia degli ex colonizzati. E' un fenomeno storico che non risolve la polizia. Ma il rispetto delle leggi, delle regole, della convivenza, dei costumi sono la condizione, secondo Sarkozy, perché gli stranieri si sentano sempre meno tali e possano aspirare a far parte di una Francia "plurielle". La tolleranza zero nei confronti dei teppisti va a tutela anche degli immigrati, o naturalizzati. Serve proprio a salvaguardare la loro scelta d’integrazione.
Quanto alla politica estera ci dobbiamo attendere da Sarkozy un cambio di stile nei confronti di Chirac ed alcuni mutamenti non bruschi,ma ponderati. L'Europa di Sarkozy, con un rilancio del rapporto con la Germania, è all'insegna del realismo. E' inutile, sostiene il nuovo presidente francese,riproporre la carta costituzionale bocciata da taluni paesi. Segnare il passo alla ricerca di uno sblocco di questa carta, oppure superare l'ostacolo con nuove proposte più realiste. Questo è il dilemma. Al quale Sarkozy risponde senza esitazioni: andare avanti e cercare un'intesa su una Carta costituzionale, più leggera, cioè pragmatica, ma che consenta di sbloccare lo stallo attuale. L'obiettivo è un' Europa meno allargata, ma più coesa e funzionale.
Sul rapporto transatlantico, il nuovo presidente ha dato diverse indicazioni della volontà di preservarlo e di superare i contrasti tra Francia e America,portati all'esasperazione da Chirac. Non ci sono da attendersi spettacolari giri di boa, ma certo un aggiustamento dei comportamenti e delle scelte. Lafayette ritorna all'Eliseo. Senza enfasi . Perché la Francia, comunque, continua a fare Politica sulla scena del mondiale.
La trasposizione banale dell'esperienza di Sarkozy in Italia, rischia di far cadere l'analisi nel provincialismo. Come tutte esercitazioni sui parallelismi tra la sinistra italiana e quella francese. E' evidente che in una 'Europa unita ed in un mondo globale c'è un ovvio interscambio di idee e di comunicazione. Ma si impone prudenza e serietà nelle valutazioni e negli accostamenti. E'evidente che condividiamo la visione orgogliosa che il nuovo presidente ha della destra francese, interpretandola in chiave europea.
La sua vittoria offre ragioni di analisi, di riflessione e di proposta, che la destra italiana, non attendendo l'ingresso del leader neogollista all' Eliseo, già da tempo ha recepito avviando un discorso che va oltre l'oggi, guardando al domani.
*Andrea Ronchi
Portavoce di AN





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